La rapida proliferazione dei veicoli aerei senza pilota (Unmanned Aerial Vehicles, UAV) ha modificato profondamente il panorama delle minacce militari negli ultimi anni. Quella che inizialmente era una capacità di nicchia destinata alla ricognizione e all’acquisizione di obiettivi si è trasformata in un ampio spettro di sistemi d’arma altamente efficaci che influenzano quasi tutti i domini dei conflitti moderni. Questo sviluppo è particolarmente evidente nell’ambiente marittimo.
I gruppi navali e le singole unità navali si trovano oggi ad affrontare una minaccia caratterizzata da costi contenuti, elevata disponibilità, diversi effetti operativi e una straordinaria flessibilità tattica. Le esperienze dei conflitti recenti dimostrano che persino le navi da guerra più sofisticate possono risultare vulnerabili a sistemi UAV piccoli, economici e impiegati in grandi quantità.
La minaccia va ben oltre il tradizionale impiego di droni armati. I moderni UAV vengono utilizzati come piattaforme di ricognizione, designatori di bersagli, strumenti di guerra elettronica, relè di comunicazione o vettori di carichi utili cinetici e non cinetici. In particolare, la capacità di operare in sciami e di condurre attacchi complessi mette sempre più in discussione i tradizionali concetti di difesa marittima.
Questo contributo analizza il quadro generale delle minacce per gruppi navali e navi singole, esamina diversi scenari operativi e discute le possibili contromisure. Particolare attenzione viene riservata alle situazioni in cui i sistemi convenzionali di difesa aerea marittima possono essere impiegati solo in misura limitata o non possono essere utilizzati affatto.
In questo articolo del blog
- Il quadro generale delle minacce per gruppi navali e navi singole
- Le minacce poste dagli UAV nell’ambiente marittimo
- Contromisure contro le minacce UAV
- Sfide legate ai diversi scenari operativi
- Il divario di capacità emergente nella protezione ravvicinata marittima
- Prevenire i “Unit Kill” attraverso il potenziamento della resilienza
- Conclusione: la necessità di sistemi specializzati per la protezione ravvicinata e di misure per l’aumento della resilienza
Le minacce poste dagli UAV nell’ambiente marittimo
Il livello più basso di escalation è rappresentato dai droni da ricognizione. Già questi sistemi possono produrre effetti operativi notevoli monitorando i movimenti delle navi, identificando le formazioni navali, rilevando le firme radar e di comunicazione, localizzando le postazioni d’arma o designando obiettivi per altri sistemi d’arma. Anche piccoli multicotteri commerciali possono fornire un contributo significativo alle operazioni dell’avversario.
Un livello di minaccia decisamente superiore è rappresentato dai droni kamikaze o dai cosiddetti sistemi di munizioni circuitanti (loitering munition). Questi combinano le caratteristiche di un drone con quelle di un’arma guidata di precisione. Possono stazionare per lunghi periodi sopra un’area bersaglio, identificare gli obiettivi in modo autonomo o semi-autonomo e condurre attacchi da diverse direzioni. Inoltre, risultano particolarmente efficaci negli attacchi di saturazione contro singole unità navali o interi gruppi navali.
I sistemi UAV possono inoltre trasportare una grande varietà di carichi offensivi, tra cui cariche cave, testate a frammentazione, munizioni perforanti o ordigni esplosivi improvvisati. Anche cariche relativamente ridotte possono causare danni critici a bordo di una nave, colpendo sistemi radar, apparati di comunicazione, antenne, sensori, ponti di volo, postazioni d’arma o l’area del ponte di comando.
Una delle sfide più importanti dei conflitti futuri sarà rappresentata dagli attacchi coordinati in sciame. In questo scenario, numerosi UAV attaccano simultaneamente da direzioni differenti con l’obiettivo di saturare i sensori, esaurire le scorte di munizioni difensive, sovraccaricare i sistemi di protezione e infine ottenere una breccia nelle difese. La difesa contro tali attacchi rappresenta già oggi una delle missioni più complesse della moderna difesa aerea marittima.
Contromisure contro le minacce UAV
Una difesa efficace inizia sempre con l’individuazione tempestiva della minaccia. A tale scopo vengono impiegati diversi sistemi di sensori, tra cui moderni radar 3D, radar specializzati Counter-UAS, sensori elettro-ottici, sistemi a infrarossi, apparati passivi di intelligence elettronica e sensori acustici. Particolarmente importante è la fusione multisensore dei dati, poiché i piccoli UAV presentano spesso firme radar e infrarosse molto ridotte e risultano quindi difficili da rilevare con un singolo sistema.
Accanto alla sensoristica, la guerra elettronica assume un ruolo sempre più importante. Tra le principali misure figurano il disturbo dei segnali GPS e GNSS, le tecniche di spoofing, la soppressione delle comunicazioni dati e gli attacchi informatici contro i sistemi UAV avversari. Tuttavia, si osserva sempre più spesso che i droni moderni operano in modo sempre più autonomo, risultando quindi molto più resistenti alle tradizionali contromisure elettroniche.
La difesa cinetica rimane comunque una componente indispensabile di qualsiasi sistema di protezione marittima. Essa comprende missili antiaerei, cannoni a fuoco rapido, cannoni automatici, stazioni d’arma telecomandate e mitragliatrici pesanti. In particolare, le munizioni programmabili aprono nuove possibilità per contrastare obiettivi piccoli e mobili. Sebbene questi sistemi possano essere molto efficaci in mare aperto, incontrano limiti significativi in determinati scenari operativi.

Gli sviluppi futuri si concentrano quindi sempre più sulle armi a energia diretta. Tra queste rientrano in particolare i laser ad alta energia e i sistemi a microonde ad alta potenza, che promettono vantaggi significativi rispetto alle armi convenzionali in termini di tempi di reazione, consumo di munizioni e costi per singolo ingaggio. Soprattutto nella difesa contro attacchi in sciame, queste tecnologie potrebbero svolgere un ruolo chiave in futuro.
A seconda dello scenario offensivo e difensivo, emergono differenti esigenze in termini di sistemi di contrasto e contromisure.
Sfide legate ai diversi scenari operativi
Scenario 1: Minaccia in mare aperto
In mare aperto, i gruppi navali dispongono generalmente delle migliori condizioni per contrastare le minacce UAV. Le ampie distanze di rilevamento, le linee di vista libere e i tempi di reazione relativamente lunghi consentono di individuare e neutralizzare le minacce a distanze che vanno da diversi chilometri fino a diverse decine di chilometri. Inoltre, è possibile impiegare l’intera gamma di effetti disponibili.
Ciò permette alle forze navali di implementare un concetto di difesa stratificato che spazia dalla difesa a lungo raggio a quella a medio raggio, fino alla protezione ravvicinata e all’ultima linea di difesa immediatamente attorno alla nave. In questo scenario, i sistemi di difesa aerea esistenti possono esprimere al meglio le proprie capacità.
Tuttavia, anche in mare aperto persistono sfide considerevoli. In particolare, massicci attacchi in sciame, piccoli droni a bassa osservabilità, attacchi coordinati multi-vettore e attacchi combinati con UAV e missili guidati convenzionali possono mettere in difficoltà persino i sistemi difensivi più moderni. A ciò si aggiunge il problema strutturale dell’asimmetria dei costi tra piattaforme offensive relativamente economiche e sistemi di difesa estremamente costosi.
Scenario 2: Minacce durante il transito nei canali
I passaggi nei canali e in altre vie marittime ristrette rappresentano tradizionalmente una delle situazioni più vulnerabili per i gruppi navali. Ciò vale sia per i canali artificiali sia per gli stretti, i passaggi navigabili ristretti e le rotte costiere. In queste condizioni, la libertà di manovra delle navi è notevolmente limitata, le manovre evasive sono difficili e i tempi di reazione si riducono drasticamente.
Allo stesso tempo, lungo queste rotte esistono numerosi potenziali punti di lancio per gli UAV. I droni possono decollare da distanza ravvicinata e raggiungere l’area di operazioni di una nave in pochi secondi. L’ambiente civile complesso rende inoltre più difficile identificare e neutralizzare le minacce potenziali.
Proprio in questi scenari emergono forti limitazioni nelle capacità di ingaggio. Il rischio di danni collaterali, la vicinanza di infrastrutture civili, il traffico marittimo intenso e la difficoltà di identificare correttamente i bersagli fanno sì che l’impiego di armi pesanti sia spesso limitato. Ne deriva una critica lacuna di capacità tra la difesa aerea convenzionale e la protezione immediata degli asset.
Scenario 3: Minacce in ambiente portuale
In porto, una nave da guerra si trova spesso nella fase operativa di massima vulnerabilità. È stazionaria, la sua posizione è nota e la sua mobilità è limitata o addirittura assente. Allo stesso tempo, infrastrutture civili, impianti portuali e spesso anche navi civili si trovano nelle immediate vicinanze.
In tali condizioni, piccoli multicotteri possono operare da distanze di poche centinaia di metri o persino inferiori. Di conseguenza, i tempi di preavviso sono estremamente ridotti e le possibilità di reazione fortemente limitate.
I sistemi difensivi classici di una nave da guerra risultano spesso utilizzabili solo in misura limitata in ambiente portuale. Regolamenti di sicurezza, rischio di danni collaterali, protezione delle infrastrutture civili e tutela delle proprie forze limitano significativamente l’impiego di cannoni automatici, mitragliatrici pesanti e stazioni d’arma telecomandate. Ciò genera una significativa lacuna di capacità, soprattutto nel campo della difesa ravvicinata, che i tradizionali sistemi di difesa aerea marittima non riescono a colmare adeguatamente.

Scenario 4: Mezzi da sbarco e operazioni anfibie
I mezzi da sbarco e le operazioni anfibie rappresentano probabilmente lo scenario operativo più complesso in relazione alle minacce UAV. Durante le operazioni di sbarco, i veicoli si muovono a bassa velocità lungo rotte prevedibili, trovandosi al contempo nelle immediate vicinanze di possibili fonti di minaccia.
In tali situazioni, i droni possono essere lanciati da edifici, aree coperte, veicoli o postazioni improvvisate. I tempi di preavviso si riducono quindi talvolta a pochi secondi. Inoltre, le prestazioni dei sensori risultano limitate dalle caratteristiche dell’ambiente circostante.
La minaccia che ne deriva assomiglia sempre più alle esperienze osservate nei moderni conflitti terrestri. Essa comprende minacce individuate tardivamente, attacchi a breve distanza, scenari di top attack e attacchi coordinati in sciame. I tempi di reazione disponibili spesso non sono più sufficienti per impiegare efficacemente i sistemi di difesa marittima tradizionali. Di conseguenza, i concetti tradizionali di difesa aerea navale raggiungono i propri limiti fisici e tattici.

Il divario di capacità emergente nella protezione ravvicinata marittima
L’analisi dei diversi scenari operativi evidenzia chiaramente che le moderne forze navali dispongono di sistemi di difesa aerea altamente efficaci per il contrasto delle minacce a lunga distanza. Tuttavia, persistono significative sfide nell’ambito della protezione ravvicinata e a brevissimo raggio. Ciò riguarda in particolare gli scenari portuali, il transito attraverso canali, le operazioni anfibie, i mezzi da sbarco e le infrastrutture marittime fisse.
Proprio in queste situazioni, le minacce si manifestano spesso in modo improvviso, da distanze estremamente ridotte, provenendo contemporaneamente da più direzioni e in condizioni caratterizzate da notevoli limitazioni nell’impiego delle contromisure disponibili. I sistemi esistenti non sono stati originariamente progettati per tali profili operativi, generando così un concreto divario di capacità a livello operativo.
Prevenire i “Unit Kill” attraverso il potenziamento della resilienza
Oltre alla difesa attiva contro le minacce UAV, nel contesto marittimo sta assumendo crescente importanza un ulteriore aspetto: l’aumento della sopravvivenza delle piattaforme in seguito a un impatto riuscito. Sebbene i moderni sistemi di difesa aerea e Counter-UAV siano progettati per neutralizzare le minacce prima dell’impatto, è necessario considerare che nessun sistema difensivo può garantire una protezione assoluta. In particolare, durante attacchi in sciame, attacchi a sorpresa a corta distanza o operazioni caratterizzate da tempi di reazione fortemente ridotti, occorre presumere che alcuni vettori offensivi possano raggiungere il bersaglio.
In questo contesto, l’attenzione si concentra sulla capacità di limitare le conseguenze di un impatto riuscito sull’unità navale colpita. Storicamente, la vulnerabilità di aree critiche a bordo delle navi da guerra ha spesso comportato che anche un singolo colpo provocasse la perdita completa delle funzionalità operative o addirittura la distruzione della piattaforma. I cosiddetti “Unit Kill” non derivano necessariamente dalla distruzione diretta dello scafo, bensì frequentemente dagli effetti secondari che si sviluppano dopo l’impatto iniziale.
Particolarmente critiche sono le aree in cui vengono immagazzinate o manipolate grandi quantità di materiali esplosivi o altamente energetici. Tra queste rientrano i sistemi di lancio verticale dei missili, i depositi munizioni, i magazzini per siluri, i sistemi di alimentazione delle munizioni e altre zone in cui sono concentrati esplosivi o componenti pirotecnici. Un impatto riuscito in tali aree può generare effetti a cascata che vanno ben oltre l’effetto immediato della testata impiegata, fino a causare la perdita totale della piattaforma.
Alla luce della crescente minaccia rappresentata dagli UAV economici e disponibili in grandi quantità, il rafforzamento della resilienza delle piattaforme marittime assume quindi un’importanza sempre maggiore. L’obiettivo è progettare e isolare le aree critiche in modo tale che anche un impatto riuscito non comporti necessariamente la perdita dell’intera capacità di combattimento o addirittura della nave. Ciò può essere ottenuto, ad esempio, mediante una maggiore separazione spaziale dei sistemi critici, strutture protettive aggiuntive, compartimentazioni resistenti alle esplosioni o misure costruttive atte a limitare gli effetti di pressione e frammentazione.
Questo approccio si basa sul principio di confinare localmente gli effetti di un impatto e di prevenire la propagazione dei danni secondari. Invece di causare la perdita totale della piattaforma, una nave dovrebbe essere in grado, anche dopo un attacco riuscito, di mantenere operative le funzioni essenziali, gestire i danni subiti e, se necessario, lasciare autonomamente l’area operativa. La sopravvivenza di una piattaforma non dipende quindi esclusivamente dalla capacità di intercettare le minacce, ma sempre più dalla sua capacità di assorbire i danni e limitarne la propagazione.
Nel contesto delle minacce UAV, questo rappresenta un importante cambiamento di paradigma. Mentre i costi delle piattaforme offensive continuano a diminuire e aumenta la probabilità di singole penetrazioni riuscite, il rafforzamento della resilienza può contribuire a vanificare l’obiettivo strategico dell’attaccante: neutralizzare un’unità navale di elevato valore economico e operativo. La combinazione di difesa attiva, protezione passiva e una progettazione navale orientata sistematicamente alla limitazione dei danni rivestirà quindi un ruolo centrale nello sviluppo dei futuri concetti di protezione marittima.
Conclusione: la necessità di sistemi specializzati per la protezione ravvicinata e di misure per l’aumento della resilienza
La crescente diffusione di sistemi UAV economici ma altamente performanti sta trasformando profondamente il modo di condurre le operazioni navali. Sebbene i sistemi tradizionali di difesa aerea rimangano indispensabili, da soli non sono più sufficienti a coprire l’intero spettro delle minacce.
In particolare, negli ambienti portuali, durante il transito nei canali e nel corso delle operazioni anfibie emerge un divario operativo tra la difesa aerea strategica e la protezione immediata delle unità. I futuri concetti di protezione marittima richiederanno quindi sistemi Counter-UAV aggiuntivi, appositamente sviluppati per la difesa ravvicinata.
Tali sistemi dovranno essere in grado di rilevare minacce a distanza estremamente ridotta, classificare automaticamente i bersagli, reagire nell’arco di pochi secondi e mantenere la propria efficacia anche in condizioni operative complesse. Inoltre, dovranno garantire la protezione sia di piattaforme marittime fisse sia di quelle in movimento. Solo l’integrazione di difesa aerea tradizionale, guerra elettronica, moderni sistemi di sensori e sistemi specializzati di protezione ravvicinata consentirà di proteggere efficacemente gruppi navali, singole unità e forze anfibie dalle minacce UAV del futuro.
Un ulteriore aspetto fondamentale riguarda la sopravvivenza delle piattaforme marittime in seguito a un impatto riuscito. Anche in presenza di una difesa ravvicinata avanzata e multilivello, occorre presupporre che singoli UAV o altri vettori offensivi possano raggiungere il bersaglio in situazioni critiche. In questo contesto, il rafforzamento sistematico della resilienza delle navi assume un’importanza crescente. In particolare, la separazione strutturale e la compartimentazione di aree altamente sensibili, quali depositi di munizioni, sistemi di lancio verticale e sistemi siluristici, possono impedire che un danno localizzato degeneri inevitabilmente nella perdita totale della piattaforma.
Di conseguenza, il focus dei moderni concetti di protezione marittima non si concentra più esclusivamente sulla prevenzione degli impatti, ma anche sulla limitazione delle loro conseguenze. La capacità di assorbire i danni, isolarli e mantenere almeno parzialmente l’efficienza operativa diventa così un fattore decisivo per le moderne forze navali nella gestione della crescente minaccia rappresentata dagli UAV.
Mehler Protection offre una gamma eccezionalmente ampia di soluzioni per la protezione delle unità navali contro i sistemi UAV. Oltre ai tradizionali sistemi di protezione passiva, che comprendono anche soluzioni contro gli effetti delle cariche cave, Mehler Protection è specializzata in misure volte ad aumentare la resilienza delle piattaforme e a prevenire danni collaterali in caso di perforazione di aree sensibili. Con l’innovativo sistema attivo Counter-UAV a corto raggio SCILT, Mehler Protection colma la lacuna nella difesa ravvicinata contro i droni che emerge in scenari quali operazioni in porto o transiti attraverso canali.
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